Così Blu
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PANTHEON - ROMA

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COSÌ BLU: I Cieli del ‘500 raccontati con i profumi

I cieli dei dipinti del Rinascimento hanno da sempre catturato l’attenzione del mondo, e su di essi si sono interrogati i maggiori esperti d’arte.
Quei cieli evocano serenità, libertà e misticismo. Essi, da soli, già riempiono la tela. Ma, cosa vi è di così magico in quel colore azzurro?
A questa domanda che si perpetua da anni, ha cercato di dare risposta la collezione PANTHEON ROMA, dedicando a essi, con la maestria di Arturetto Landi, la sua ultima fragranza, quasi che, ancora una volta, i profumi potessero raccontare ciò che le parole non riescono a descrivere.
Perché il senso di libertà, di serenità e di trascendenza, forse sono cose da percepire più con i sensi che da razionalizzare con la mente.

ISPIRAZIONE

È nel ‘500 che esplode con forza il colore blu, che era ricavato allora, dalla pianta del Guado (Isatis Tinctoria), coltivata in particolar modo nell’Italia centrale.
Il blu raffigurava e racconta ancora oggi la divinità: blu, infatti, è il colore di Dio, blu è la veste della Vergine, e blu è quel cielo che ha incantato ed ancora incanta l’uomo dinanzi alle opere dei grandi. Blu erano allora anche le fastose tuniche dei ricchi, mentre i toni del marrone, dell’ocra e del rosso erano, per la moda del tempo, per le vesti più comuni.
Il Guado, lavorato di certo nella terra di Raffaello, rappresentava una vera fonte di ricchezza per il popolo, tanto che, le palle ricavate delle foglie, messe a essiccare al sole, si chiamavano cuccagne, perché portavano soldi e fortuna.
Dopo l’essicazione, il Guado dal ducato di Urbino prendeva la via di Firenze e di Venezia, dove era lavorato per ottenere il colore, e tingere le vesti raffinatissime dei Signori di lì.
Se ne accorse con un po’ di ritardo anche Federico da Montefeltro, che bloccò le “esportazioni”, convogliò il prodotto sui mercantili in partenza dai vicini porti di Senigallia e di Ancona, e arricchì così le casse del Granducato.

Di tutto questo di certo sapeva anche Raffaello, che col Guado aveva già iniziato a dipingere nella bottega del padre.
La ricerca del profumo del blu del Rinascimento, non poteva quindi non partire dal profumo del Guado, per allargare poi lo “sguardo olfattivo” verso ciò che i cieli raffigurati nelle tele dell’epoca rappresentavano.
Vi è quindi in questa fragranza la ricerca di una visione verticale tra il terreno e il divino, tra la terra e il cielo, tra la natura (il Guado) e l’ascesi mistica (l’incenso) con un fondo persistente di aperto e di fresco. Insomma di blu.
A chiazze, forse, come quei cieli magnifici!
La storia d’amore di Raffaello con la Fornarina, della quale la collezione ha raccontato lo scorso anno la Dolce Passione, e che ha emozionato il pubblico con il racconto dei protagonisti e dei forni di Trastevere, ci invita oggi ad alzare gli occhi, e a scrutare lo spazio tra terra e cielo.
Con il naso, ovviamente!

PROFUMIERE

Arturetto Landi

NOTE PRINCIPALI

Assenzio, Cannella, Fragola, Incenso, Sandalo, Cedro, Vaniglia, Ambra Grigia, Muschio Bianco.

PIRAMIDE OLFATTIVA

Testa: Assenzio, Cannella, Corteccia, Noce Moscata, Fragola

Cuore: Magnolia, Rosa, Gelsomino, Mughetto

Fondo: Incenso, Sandalo, Cedro, Zibetto, Castoreo, Fieno, Vaniglia, Ambra Grigia, Muschio Bianco, Benzoino

 

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